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<nettime-ann> [It's LIQUID News] Comunicato Stampa: Meccaniche della Mer
It's LIQUID on Mon, 25 Sep 2006 16:31:00 +0200 (CEST)


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<nettime-ann> [It's LIQUID News] Comunicato Stampa: Meccaniche della Meraviglia IV


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It's LIQUID News
 
MECCANICHE DELLA MERAVIGLIA IV
Meccaniche della Meraviglia IV
2 Ottobre - 4 Novembre 2006
 
 
 
 
Circuitazione mostre d?arte contemporanea 2006 a cura dell?Ufficio Beni Culturali della Provincia di Brescia
 
Inaugurazione Domenica 1 Ottobre 2006
 
Eduard HABICHER, a cura di Walter Guadagnini | Pieve di San Zeno ? Comune di Lonato
 
Elmar TRENKWALDER, a cura di Peter Weiermair | Castello Bonoris ? Comune di Montichiari
 
Nanni VALENTINI, a cura di Piergiovanni Castagnoli | Ex chiesa dei Disciplini ora Auditorium Don Bertin ? Comune di Calcinato
 
MECCANICHE DELLA MERAVIGLIA IV
Circuitazione mostre d?arte contemporanea 2006
a cura dell?Ufficio Beni Culturali della Provincia di Brescia
 
INAUGURAZIONI DOMENICA 1 OTTOBRE 2006
Lonato ? ore 11,30
Montichiari ? ore 13,00
Calcinato ? ore 15,30
 
Ad ogni inaugurazione la ?Strada dei Vini e Sapori del Garda? offrirà ai partecipanti assaggi di cibi e vini tipici.

I luoghi
Lonato Pieve di San Zeno
Montichiari Castello Bonoris
Calcinato Ex Chiesa dei Disciplini Auditorium Don Bertini

Gli artisti
Eduard HABICHER a cura di Walter Guadagnini
Elmar TRENKWALDER a cura di Peter Weiermair
Nanni VALENTINI a cura di Piergiovanni Castagnoli
 
La quarta edizione della mostra ?Meccaniche della meraviglia?, che si terrà da domenica 1 ottobre a sabato 4 novembre 2006 presso tre Comuni dell?entroterra gardesano, ospita quest?anno tre artisti di fama internazionale: Eduard Habicher, Elmar Trenkwalder e Nanni Valentini.
 
Questo è ormai il settimo anno che la Provincia di Brescia propone mostre d?arte contemporanea, allestite in spazi architettonici di particolare pregio, quali castelli, palazzi, chiese e siti di archeologia industriale, organizzate e concepite come un percorso itinerante, con lo scopo di far conoscere e valorizzare alcuni luoghi emblematici della storia bresciana, come Torre Avogadro a Lumezzane, il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera o Villa Zanardelli a Toscolano Maderno, o quegli spazi che hanno segnato lo sviluppo economico e la storia sociale delle sue valli, basti pensare ai musei del ferro e del lavoro in Valtrompia, alle ex-aree industriali della Falck di Vobarno o del cotonificio De Angeli Frua di Roè Vociano, per citarne solo alcuni.
 
La quarta edizione di ?Meccaniche della meraviglia? si presenta come logica continuazione delle precedenti, offrendo la scena a tre importanti esponenti dell?arte italiana ed europea, ponendo l?accento sulle diversità che permeano le loro ricerche artistiche e offrendo gli spunti per un dialettico confronto tra le loro poetiche.
 
Anche quest?anno la scelta delle sedi espositive è stata dettata dalla volontà di favorire il rapportarsi dell?opera d?arte con lo spazio architettonico che la circonda, per questo motivo per le inquietanti sculture e le visionarie architetture di Elmar Trenkwalder è stata scelta la cornice neo-gotica del Castello Bonoris a Montichiari, mentre le sculture di Eduard Habicher saranno ospitate nella tardo-medievale Pieve di San Zeno a Lonato. Infine, le materiche terrecotte di Nanni Valentini (unico artista non più vivente presente in mostra) troveranno collocazione nell?Auditorium Don Bertini di Calcinato, ex chiesa dei disciplini recentemente ristrutturata.
 
A guidare i visitatori lungo il percorso espositivo saranno tre fra i più importanti critici contemporanei: Piergiovanni Castagnoli, Direttore del Museo d?Arte Contemporanea di Torino, Walter Guadagnini, già Direttore della Galleria Civica di Modena, e Peter Weiermair, già Direttore della Galleria d?Arte Moderna di Bologna, del Kunstverein di Francoforte e del Museo Rupertinim di Salisburgo.
 
Orari di apertura al pubblico
Dal 1 ottobre al 4 novembre 2006
Dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19
Sabato e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19
Lunedì chiuso
 
Ingresso gratuito, tranne Castello Bonoris
Visite guidate su prenotazione per gruppi ed istituti scolastici al mattino
Per Informazioni:
Assessorato alla Cultura della Provincia di Brescia
Tel. 030.3749905 ? 030.3749409 ? 030.3749949
Fax 030.3749908
email: bdattoma {AT} provincia.brescia.it; epiantoni {AT} provincia.brescia.it
Per ricevere materiale fotografico contattare bdattoma {AT} provincia.brescia.it
 
 
SCHEDE DEGLI ARTISTI
 
Eduard HABICHER, a cura di Walter Guadagnini
Pieve di San Zeno ? Comune di Lonato
Nasce nel 1956 a Malles in Val Venosta. Diplomato all?Accademia di Belle arti di Firenze, vive e lavora a Merano. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all?estero. Ha allestito mostre personali presso gallerie quali la ?Spatia? di Bolzano, la ?Mazzocchi? di Parma, la ?G7? di Bologna, la ?Martano? di Torino, la ?Belvedere? di Milano, etc., ed ha partecipato tra i migliori scultori internazionali a esposizioni collettive in vari musei d?Europa e del Sudamerica.
I suoi lavori sono progettati appositamente per i luoghi destinati ad accoglierli, siano essi paesaggi o spazi chiusi: si tratta di opere ?fenomenali? che tendono a rapportarsi con l?ambiente che le circonda creando sorprendenti e stimolanti situazioni visive e dinamiche.
Alcune sue opere si fondano su concetti di tempo e spazio dilatati e fluidi, la percezione spaziale generata dall?installazione prosegue all?interno della mente dello spettatore, mettendo in crisi l?idea tradizionale di spazio tridimensionale e bidimensionale.
Il lavoro di Habicher si fonda su contrasti elementari, sia dal punto di vista dei materiali impiegati (lucenti lamine d?acciaio dialogano con marmo, pietra e tronchi d?albero), sia per quanto riguarda il piano concettuale con una contrapposizione (che non significa scontro, ma incontro dialettico) di natura e tecnica, astratto e concreto, realtà e illusione, leggerezza e forza.
Le sculture, generalmente di grandi dimensioni, sembrano sfidare apertamente le leggi della fisica, fino a trasformarsi in segni lasciati nell?aria, in gesti cristallizzati. Le essenze tipiche delle sue strutture sono sassi sospesi o fermati nella caduta da elementi apparentemente inabili a sostenerli (un segmento d?acciaio, un puntello, un?escrescenza casuale), vetri o cristalli librati nell?aria e salvati da esili braccia avvolgenti, tratti metallici abbarbicati attraverso minimi sostegni a pareti perpendicolari, brecce o fenditure aperte nella materia, ali legate a pietre, le quali elidono col loro slancio il peso che trascina le pietre al centro della terra.  
Lo spazio diviso in maniera rigorosa e lineare, l?utilizzo di nitide geometrie non precludono un linguaggio altamente e profondamente poetico, in grado di instaurare un rapporto simbiotico tra opera d?arte e osservatore, al quale viene data possibilità di abitare l?oggetto spaziale, concepito spesso come un passaggio, un attraversamento, un andare oltre, un?estensione.

Elmar TRENKWALDER, a cura di Peter Weiermair
Castello Bonoris ? Comune di Montichiari
Nasce nel 1959 a Weißenbach-am-Lech in Austria, nel Tirolo nord-occidentale, nel 1982 si diploma all?Accademia di Belle Arti di Vienna con Max Weiler e Arnulf Rainer. Vive e lavora fra Innsbruck e Colonia.
È scultore, pittore e disegnatore, ha tenuto diverse mostre personali in gallerie austriache, tedesche e francesi ed ha partecipato a mostre collettive in alcuni dei più importanti musei al mondo, tra cui il Louvre, e ad esposizioni di carattere internazionale, come la Biennale di Venezia e quella di Lione.
Le opere di Trenkwalder si situano ai confini fra il mondo reale e quello onirico; frutto di un?attività immaginativa sorprendente, che giunge a richiamare delle allucinazioni, esse combinano motivi provenienti da differenti culture e numerosi riferimenti storici, che spaziano dal manierismo al surrealismo, dal  tardo-barocco a forme d?arte pre-cristiana.
Lungi dal trattarsi di colte citazioni, questi riferimenti costituiscono un sostrato al quale l?artista attinge in maniera irrazionale, citazioni e reminescenze fra le più disparate interagiscono e si mescolano come in un sogno.
Il lavoro di Trenkwalder è permeato di simbiosi tra forme trovate in natura e altre di origine architettonica. Queste sono tuttavia rappresentazioni di un mondo interiore, forme spaziali che discendono direttamente dall?esperienza corporea e sensoriale dell?artista.
La metamorfosi, tema centrale e leit-motif nell?opera dell?artista austriaco, assume solitamente due forme basilari: quella di una persona che incarna le qualità di un edificio o di un oggetto (o viceversa), oppure quella di una coesistenza di entrambi i generi in un medesimo organismo. Il simbolismo sessuale diviene espressione di una cosmica ?discordia concors? e vissuto in termini di contrasto e complementarità.
I temi misticamente perversi e il carattere ossessivo di alcuni motivi ricorrenti (occhi, sessi, colonne, alberi?), danno alla sua opera un potere suggestivo che scaturisce da un significato simbolico che oltrepassa il semplice dominio dell?estetica e che, non solo è espressione della personalità dell?artista, ma è in grado di rifarsi ad archetipi culturali dal valore universale. Ecco perché i lavori di Trenkwalder sembrano in grado di superare la percezione dello spettatore per giungere direttamente al suo inconscio e a quella che è la memoria collettiva di ogni individuo.
Ornamento e decorazione divengono la sostanza dell?opera, fino a giungere ad un vero e proprio superamento della forma, alla sua distruzione.

Nanni VALENTINI, a cura di Piergiovanni Castagnoli
Ex chiesa dei Disciplini ora Auditorium Don Bertin ? Comune di Calcinato
Nato a Sant?Angelo in Vado, Pesaro, nel 1932, muore a Vimercate nel 1985. E? una delle figure primarie della scultura europea del dopoguerra; ceramista di formazione, è scultore ma anche pittore e disegnatore.
Dopo gli studi iniziali presso la scuola d?arte per decorazione ceramica a Pesaro, si iscrive all?Istituto d?arte di Faenza che frequenterà fino al 1953. Nel 1952 inizia a collaborare con la  bottega di Bruno Baratti a Pesaro, l?anno successivo si iscrive all?Accademia di Bologna dove frequenta i corsi di Pompilio Mandelli, Virgilio Guidi e Giorgio Morandi. Agli stessi anni risalgono i primi premi come ceramista e pittore. A metà degli anni Cinquanta esegue le prime terrecotte ingobbiate e graffite e alcune sperimentazioni con laterizi, cera, sabbia e catrame. Nel corso di un viaggio a Parigi entra in contatto con alcuni esponenti del gruppo Co.Bra e con le opere di Wols, Burri e Richier. Nel ?56 a Milano conosce i fratelli Pomodoro, i quali gli presenteranno poi Lucio Fontana ed Ettore Sottsass. Nel ?57 partecipa alla Triennale di Milano e, l?anno successivo, grazie all?interessamento di Fontana, tiene la prima personale a Milano insieme a Diattò alla galleria L?Ariete.
Alla fine degli anni Cinquanta, contemporaneamente ad una crisi nella produzione pittorica, registra innumerevoli successi con i lavori in ceramica. Nel decennio successivo tiene alcune mostre personali (Galleria del Giorno, Milano ? Salone Annunciata, Milano ? Galleria Segnapassi, Pesaro, etc.) e partecipa a numerose esposizioni nazionali e internazionali (Triennale di Milano ? Mostra internazionale di Ostenda -  ?Keramik + Email aus Italien, Norimberga ? ?Landesgewerbeamt  Internationales Kunsthandwerk?, Stoccarda, ?International Exhibition of Contemporary Ceramic Art?, Tokyo, etc.). Sono gli anni dell?intenso e vitale sodalizio con Tancredi, interrotto bruscamente dalla scomparsa dell?amico nel 1965.
Nei primi anni Settanta riprende alcuni vecchi progetti e astrazioni informali, lavorando con cartapesta, cera, cartone, sabbia, cemento, garza, legno e terracotta. Da queste attinge nuovamente la capacità di calarsi dentro la realtà senza schemi precostituiti. Accantona momentaneamente la pittura per privilegiare il disegno e la terracotta. Sono gli anni delle ?Sfere?, delle ?Nascite? e delle ?Impronte?, e di quello che lo stesso Valentini considera l?avvio della propria maturità.
Nel 1975 conosce Carla Pellegrini che farà della sua Galleria Milano il luogo privilegiato d?esposizione dell?opera di Valentini.
In questi anni utilizza pressoché esclusivamente la terracotta e i colori principali sono le ocre, i neri e gli azzurri.
La materia diviene la sua poetica, ma materia intesa come terra, elemento primordiale della natura, partner dell?artista fino a giungere ad un rapporto quasi incestuoso. La terra da strumento si erge a protagonista del fare artistico, origine e fine di tutte le cose, come afferma l?artista stesso, l?obiettivo è ?fare con un?immagine quello che della terra ancora non è stato nominato.? La materia è concepita come ?luogo di tutte le trasformazioni, di tutte le similitudini?. Il binomio pittura-scultura/ceramica si concretizza nella contrapposizione apparenza-certezza, visibile-tattile e l?artista giunge a prediligere la tautologia perché ?è sempre sinonimo della verità, della cosa che nomino.?
Nel 1982 gli viene riservata una sala personale alla Biennale di Venezia e nel 1984 al Padiglione d?arte contemporanea di Milano.
Dopo la sua morte mostre personali e pubblicazioni si susseguono, in Italia e all?estero.
 

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